Vi è un’idea sempre più diffusa: quella per cui ogni problema sociale necessita di una risposta penale. E questa idea è radicata ormai anche a livello legislativo: più reati, più pene, più carcere. Solo così si ottiene sicurezza. Eppure, il carcere in Italia è in crisi strutturale: sovraffollamento cronico, tassi di recidiva altissimi, suicidi in aumento, risorse scarse. E se ci si ponessimo in una prospettiva? Se la sicurezza fosse intesa come un problema di cura? Se la prevenzione dei comportamenti devianti passasse attraverso relazioni, educazione, lavoro, riconoscimento della dignità?
