La parola “tassa” è per molti una brutta parola. Se, però, ci si arresta tentando una riflessione più attenta, essa costituisce uno degli strumenti che consentono allo Stato di sopravvivere. Le spese pubbliche, quelle che consentono a uno Stato di essere comunità di persone, che consentono il godimento dei diritti e delle libertà da parte di ciascuno di noi, necessitano dell’intervento di tutti. La parola chiave, allora, non è tassa, bensì “concorrere”: correre insieme, andare avanti, con-tribuire. Tutti. Ovviamente, in proporzione alle proprie capacità. Non si tratta, allora, di una brutta parola. Si tratta di una parola politica. Di quella politica che opera al fine di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza delle persone (artt. 2 e 3 della Costituzione).
