Presentazione dei libri (Orthotes, 2026 e Meltemi, 2026) con gli autori.
Una società si-cura anche attraverso la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
In Piemonte, come in altri territori con pesanti eredità industriali, l’inquinamento alimenta disuguaglianze e vulnerabilità sociali e territoriali: tende infatti a concentrarsi in “zone di sacrificio”, luoghi trasfigurati dalla vocazione produttiva e alle prese con la continua emergenza di conseguenze sanitarie. Con riferimento alla chimica, i Pfas sono tra le principali fonti di preoccupazione pubblica: mobili, persistenti e bioaccumulabili, sono considerati “inquinanti eterni” perché capaci di resistere ai consueti metodi di bonifica. Come interferenti endocrini, i Pfas sono associati a danni al fegato, tiroide, obesità, problemi di fertilità e ipertensione in gravidanza, colite ulcerosa e diversi tipi di cancro. Pur presenti a bassa soglia quasi ovunque, anche i Pfas si concentrano in alcune “zone” e proprio il Piemonte ne è l’epicentro. Qui l’inquinamento coinvolge le acque, ma soprattutto l’aria: in Piemonte, infatti, è emesso in atmosfera il 76% dei Pfas prodotti in tutta Italia e la quasi totalità delle emissioni regionali va attribuita al Comune di Alessandria, dove è presente l’unico stabilimento italiano che ancora ne produce.
Che cosa sappiamo dei Pfas e come possiamo saperne di più? Quali sono gli effetti sociali e politici della “violenza ambientale” sulle comunità contaminate? Come si può ottenere giustizia in zone di sacrificio? È possibile tutelare lavoro, ambiente e salute pubblica? A queste domande rispondono i due volumi oggetto dell’incontro: Tossicità. Voci saperi e conflitti in una zona di sacrificio (Orthotes, 2026) e Vite contaminate. Co-ricerca e azione politica nella lotta alla violenza ambientale (Meltemi, 2026). Nati nell’ambito del «Laboratorio Contaminazioni» dell’Università di Torino, sono esito di cinque anni di “scienza di comunità”, in cui collaborano docenti e pubblici diversi nella raccolta e co-produzione di informazioni su salute e ambiente, per interrogarsi sui dilemmi dell’ingiustizia sociale ed ecologica: chi ha il potere di definire un rischio? Quando un danno può essere considerato un crimine? Come le vittime ambientali possono promuovere una domanda di giustizia e di futuro? Chi decide quali vite, quali territori e quali saperi vanno tutelati rispetto ad altri “sacrificati” al danno ambientale?

